Ai miei figli

Di Claudia Pastorboni.

Ragazzi quante cazzate ho fatto con/per voi!

Ti ricordi Patrizio quanto mi hai odiato per averti lasciato tra le grinfie di quella maestra che mi diceva che non riusciva a “piegarti”?

Brutta persona e pessima insegnante ma io ti ho lasciato con lei,  nonostante piangessi tutti i giorni, per insegnarti che nel mondo ci sono pessime persone e tu dovevi imparare ad essere te stesso.
Eri piccolo, ma eri il mio eroe, sapevo che avresti retto “la competizione”, nonostante lei ostentasse le sue rigide origini calabresi, che sono anche le tue, per piegare le tue vivacità….chissà dov’è ora?

E tu Lucio? Sempre chiuso!

Per rimproverarti della tua unica bocciatura a scuola, ti ho portato a pranzo fuori, ma tu non capivi, hai sempre pensato che io fossi matta e forse lo pensi ancora. Ma non lo ero, perché in quel modo ti ho permesso di pensare. Sempre, quando facevate cazzate, vi portavo a pranzo o a cena fuori e, forse solo oggi capite che quel modo di comportarmi era solo bisogno di confronto. Ho sempre pensato a voi come persone e poi come figli. Vi ricordate la nuvoletta di Cernobyl? Vi ricordate i disegnini delle vostre giornate?  “Ho perso tanto tempo con voi” e ne sono felice!
Vi amo.
Chissà se ho fatto tutto bene

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