Le estati che non arrivarono mai

Bhutadarma

Agli inizi del primo secolo dell’età contemporanea (1800-1816), la terra era caratterizzata da una grande instabilità politica. Mentre l’Europa si stava riprendendo lentamente dalle guerre napoleoniche, che si erano concluse solo un anno prima, in America Latina la guerra d’indipendenza spagnola rese la maggior parte delle colonie indipendenti dalla Spagna.

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Ostia e il giornale Il Messaggero

Messaggero: Vergogna!

Oggi, il  commento del primo giornale Romano è :

“ Ieri, al corteo contro la mafia, c’ erano pochi manifestanti, poi c’era la raggi, c’erano e c’erano ancora…”.

Il noto quotidiano si è guardato bene di dire: “Grazie a chi è sceso coraggiosamente in piazza ad Ostia contro Fascisti e Mafia.”

Ricordiamo, che ieri un migliaio di persone e scesa in piazza per i noti fatti che tutti conosciamo. Noi non siamo tifosi del 5 stelle, siamo convinti che il sindaco rappresentando tutti i cittadini romani al di là delle sigle doveva esserci, guai al contraire!

Il Messaggero,  Invece di sostenere il riscatto del territorio, denigra il coraggio di chi scende in piazza in un contesto quotidiano di soprusi e intimidazioni. Ricordiamo, che tutta la storia del contrasto al dominio mafioso è stata da sempre una lotta di pochi. Inoltre, non vorremmo piegare la lotta alla mafia e al fascismo come una  lotta ridotta tra il gruppo Caltagiorne proprietario del famoso quotidiano romano e la Raggi. Questi non sono i momenti dei distinguo, ma dell’unita al di là delle sigle di partito o di gruppi economici della capitale.  Grazie ai coraggiosi che sono scesi in piazza, la lotta continua contro mafia e fascismo a Roma e in tutta Italia.

Ricordi fuori dal tempo: Un mio amico ha insegnato in quei posti. Al momento che i suoi alunni di quinta elementare dovevano andare al bagno,  non chiedevano il permesso al professore, ma al loro capo classe, ovvero il  figlio del boss locale.  Messaggero, dove eri a quei tempi?…pensavi solo al nuovo piano regolatore di Walter! Ad entrare in Acea, per condizionare  e stornare  fondi dai diritti fondamentali della città, per favorire la rendita e speculazione finanziaria capitolina?

Come diceva Gramsci: I giornali sono partiti….

acqua e servizi pubblici essenziali e il referendum del 2011 e la volontà popolare violata

 di Roberto CATRACCHIA

Le notizie si creano e non sempre nascono da sole” e lo scopo di questo testo è verificare se tra ragione politica e giuridica ci sono le condizioni per un intervento/mobilitazione efficace e cogente. ”D60 Water droplet on pool with ripplesDal famoso referendum sui beni comuni sono passati sei anni, un lungo periodo consumato dal  boicottaggio politico di governo, teso alla sistematica violazione dell’esito referendario. Per noi è arrivato il tempo di atti politici e giuridici contro tale manifesta “inerzia governativa ”, attraverso pressioni politiche e di legge dirette nei confronti dei cropped-cropped-d60-water-droplet-on-pool-with-ripples.jpgPresidenti della Regione Lazio in carica per il periodo citato (Polveri e Zingaretti). Inoltre, per noncuranza contro i Sindaci di tutte le provincie laziali, partendo da Alemanno, Marino, Raggi.

villa_cojimar-cayo-guillermo-3Costoro, di fatto, per manifesta  inoperosità non hanno attuato le norme di competenza assegnate alla loro potestà dalla legge, per il rispetto della volontà popolare espressa al referendum come da noi descritto.  Visto che, da anni i vari governi in carica tentano  la reintroduzione della normativa abrogata dal referendum del 2011: In netto contrasto con il divieto di ripristino della precedente legge cancellata dal voto referendario, come ribadito a suo tempo dalla corte costituzionale con diverse sentenze. Di fatto i mancati atti conformi alla volontà popolare da parte di governi, regioni e comuni non sono stati un incidente di percorso.

surf-girl-photos-hd-wallpaperLa mancata ripubblicizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici ha prodotto profitti e illeciti guadagni, in netto contrasto con l’esito referendario.

Gli amministratori pubblici in carica dal 2011 a oggi, hanno violato la costituzione, e la volontà popolare, impoverito la cosa pubblica, sottratto illegittimamente risorse economiche alle casse del pubblico erario, prodotto sfruttamento dei lavoratori del settore e negato ai cittadini qualità ed efficienza dei servizi forniti, anche attraverso meccanismi tariffari esosi e opachi e per nulla trasparenti. Vedi il caso del Lago di Bracciano

Proposta di Crono programma politico giuridico e di diritto della Lista Civica di Sinistra.  Un primo step può essere quello di un esposto alla procura della repubblica  e per conoscenza ai ministeri competenti: La funzione principale della procura della Repubblica è quella di assicurare che:

le leggi siano rispettate da tutti i cittadini; compreso quelle emanate per effetto di un referendum,  che vieta utili di impresa e privatizzazioni dei servizi pubblici locali essenziali di rilevanza economica.

Per garantire l’effetto abrogativo del referendum:  Noi dobbiamo insistere sulla nozione d’irrevocabilità  dell’effetto abrogativo del referendum.  Dobbiamo spingere  per fare emergere la manifesta Inerzia politico amministrativa da parte degli attori istituzionali precedentemente citati, per i mancati e palesi atti d’ufficio necessari al rispetto della volontà popolare.  Ricordiamo che da due anni aspettiamo l’attuazione della legge regionale del lazio votata dalla consiglio regionale e priva degli atti attuativi. Si approva un atto e si lascia la volontà conseguente al palo delle paludi amministrative. Di fatto si permette la Distrazione di denaro pubblico e un illegittimo guadagno privato a danno della collettività. Non è un caso emblematico di inoperosità la crisi idrica del lago di bracciano? non vi erano le condizioni oggettive per atti di urgenza? Fino all’immediata ripubliccizzazione del servizio? Un tipico caso di specie sulla privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite e della crisi idrico/ambientale. La lista nasce è fermenta se spiazza l’ordine politico costituito…se si riconnette con i bisogni popolari  se individua e agita e costringere da che parte DEVE stare  il mondo politico per una regione a misura dei lavoratori e dei cittadini senza potere. cropped-cropped-d60-water-droplet-on-pool-with-ripples.jpg

Referendum veneto

USCIRNE DA SOLI È MARCHIONNE, USCIRNE TUTTI INSIEME È POLITICA

Il referendum veneto
di Raniero La Valle
L’esempio del Veneto ha quasi il sapore di un ultimo avviso, ancora in tempo utile, però. Ce ne occupiamo anche perché si tratta dell’ex Veneto bianco, a cui la solidarietà e l’amore per il bene comune avrebbe dovuto rimanere nel sangue. Certo, commentare i risultare all’indomani di un referendum è “fare politica”: ma chi ha detto che “i poveri”, cioè “tutti”, non debbano fare politica? O che dicendosi “Chiesa” contraggano un’interdizione al pensiero politico, cioè debbano scegliere tra un’alienazione e una cittadinanza a pieno titolo?
Il Veneto è un ultimo avviso, perché la sera del referendum, vinto dalla tesi piuttosto elastica di una maggiore “autonomia”, la richiesta immediata (già messa in un progetto di legge regionale di un solo articolo) è stata: il Veneto lasci la condizione comune della povera Italia che arranca, si prenda i privilegi di una Regione a statuto speciale, e trattenga per le sue spese i nove decimi dei soldi destinati alla fiscalità nazionale.
Ciò è legittimo o è fuori legge? Allo stato delle cose è legittimo, perché le leggi non impediscono di perseguire il proprio solo interesse, contro quello di tutti gli altri. Non c’è una legge in un solo articolo, né regionale né nazionale, che dica: “l’egoismo è proibito”. La Costituzione sì, lo impedirebbe, e infatti la richiesta veneta si potrebbe attuare solo con una modifica costituzionale, ma non è proibito di provarci, e la Costituzione è oggi in gran parte (nella sua polpa, cioè) svuotata ed esposta a tutte le malversazioni grazie alle picconate e alle rottamazioni subite dal 1989 al 4 dicembre scorso.

22728804_1510244989061688_9066356740596921023_nPerò, qual è la ricetta? La ricetta è: prendi i soldi e scappa. Le cose peggiorano sempre più (il lavoro, i giovani!) e dell’Italia hanno fatto un deserto: ebbene, usciamone da soli, prendiamo i nostri soldi (fatti in Italia e presi dall’Italia) e ce li spendiamo e giochiamo sui tavoli che vogliamo noi. Vale a dire: ci delocalizziamo, nel senso preciso del termine, cioè ci tiriamo fuori dal luogo che abbiamo in comune, croce e delizia della nostra appartenenza ad una comunità stabilita in un territorio, e ce ne andiamo a fare fortuna mettendoci – quanto a portafogli e affari – fuori di esso; non è l’indipendenza, non è Catalogna, è andare dove ti porta il cuore (non quello delle canzoni, ma quello che sta subito sotto al portafoglio). E qui a dirci quello che stiamo facendo viene una lucida voce dal passato – da poco riscoperta – e ci dice: badate, uscirne da soli è Marchionne, uscirne tutti insieme è politica. Ma i soldi con cui per generazioni l’Italia povera (che voleva diventare, riuscendoci, una grande potenza industriale), ha finanziato la Fiat, Marchionne è andato a investirli fuori, il lavoro lo dà fuori, le tasse le paga fuori, i sindacati concilianti se li va a trovare fuori; l’Europa non lo trattiene e dell’Italia gli resta solo il blasone e la gloria, ma a lungo andare non riesce più nemmeno a vincere un gran premio di Formula Uno. E se andiamo dal piccolo al grande vediamo gli altri che vogliono uscirne da soli; ed ecco Trump che dice “l’America prima” e finisce per mettere in volo e in allerta i B52 carichi di atomiche, pronti a distruggere tutti gli altri, ma perciò anche se stessi.
Dunque la formula dell’uscirne da soli non è salutare. L’Italia ne aveva un’altra, l’aveva messa, ahimè, in Costituzione, ivi compresa la progressività delle imposte, cardine di una democrazia effettiva, ed era quella dell’uscirne tutti insieme. È venuto il momento di tornare a decidere tra l’una e l’altra formula.

22554885_1367798726663841_5340325891529118605_nIl merito, diciamo così, del Veneto è quello di aver messo precisamente questa alternativa costituzionale e politica al centro della prossima campagna elettorale. Perciò in ventiquattro ore tutte le previsioni che si potevano fare sui risultati delle prossime elezioni politiche sono saltate. La destra non può unirsi sulle posizioni di Zaia, che sarebbero localmente vincenti, ma di certo perdenti sul piano nazionale, quindi non è più scontato che, unita, vinca le elezioni; il partito democratico non ne può approfittare perché non incrocia questa problematica, è stato centralista e anti-regionalista nella recente proposta di riforma costituzionale, e col treno si dice di sì a tutti ma non si risolvono i problemi di nessuno; il pulviscolo delle sinistre non è competitivo, e il movimento 5 stelle soffre dei suoi insuccessi amministrativi, della scivolata contro le ONG sull’immigrazione e dell’essere stato prescelto da tutto il sistema mediatico come il nemico da battere.
Sarebbe questo il momento in cui se venisse fuori qualcuno che, non in nome della sinistra, ma in nome del Paese, facesse una grande proposta di ritorno alla Costituzione, di ritorno alla politica, di unità nazionale dal basso e di riforma dell’ordinamento classista dell’Unione Europea, potrebbe fare la differenza; qualcuno cioè che offrisse al “popolo” nella varietà delle sue istituzioni, delle sue articolazioni e dei suoi bisogni, il progetto e la prospettiva praticabile di uscirne, non ciascuno per sé, ma uscirne tutti insieme.
Raniero La Valle

Twitter-mania on the bus

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Piccolo viaggio su twitter e relativi commenti e cinquettii di passeggeri e utenti dei mezzi pubblici urbani.

 

– Aspetti l’autobus?
– No, mi hanno chiesto di stare attenta che non rubino il palo della fermata.
(_Luilla_, Twitter)

Vorrei avere il tempismo di quelli che arrivano alla fermata un momento prima che passi il bus.
(ilmarziano1, Twitter)

Per me perdere per un soffio il bus è più struggente del finale di un film drammatico in cui muoiono tutti.
(m4gny, Twitter)

Passato l’ultimo treno, ci sono ancora un sacco di pullman.
(BarbyeTurica, Twitter)

– Prima o poi passerà.
+ Sicuro, è solo un brutto periodo.
– Ma che hai capito, io parlavo dell’autobus.
(sempreciro, Twitter)

Finché non si ferma, puoi sempre immaginare che l’autobus viaggerà fin dove qualcuno ti aspetta. Fin dove sai già che non andrai mai.
(Comeprincipe, Twitter)
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Nè piccole patrie, nè la democrazia del manganello!

PABLO IGLESIAS/ PODEMOS

21687744_1482940925125428_6329009627295358884_nNon vogliamo che la Catalogna se ne vada dalla Spagna spinta dal PP, ma siamo democratici ed è il popolo catalano che deve decidere. Catalane e catalani, non vi attacca la Spagna. Vi attacca un governo di corrotti e antipatriottici. Catalogna vogliamo un paese insieme a te.”

 

1) La strategia repressiva del PP e dei suoi alleati ha fallito e ha deteriorato a livelli senza precedenti la democrazia e la convivenza.
2) Quelli che credono che la democrazia si difenda a botte o dalle fogne non capiscono la democrazia né sono democratici.
3) Oggi il mondo intero ha visto le forze dell’ordine agire contro cittadini che volevano solo mettere una scheda elettorale in un’urna.
4) Vogliamo vedere le nostre forze dell’ordine perseguire i corrotti e proteggere i diritti civili della cittadinanza.
5) Obbligandole ad agire contro la popolazione civile, il governo le tradisce, distorce la loro funzione e danneggia la loro immagine.
6) Un governo che naviga nella corruzione e che si rifugia nella repressione e nella forzatura della legge non è un governo degno della Spagna.
7) Il governo deve fermare immediatamente la repressione e permettere che i cittadini della Catalogna si esprimano in libertà.
8) Il PSOE non avrebbe dovuto avallare la strategia del PP sulla Catalogna. Anche se ormai è tardi, devono rettificare e smettere di appoggiare il governo del PP.
9) Per aprire un nuovo scenario di dialogo, accordo e convivenza, è necessario mandare il PP e Ciudadanos all’opposizione.
10) Nella dichiarazione di Saragozza con altri partiti abbiamo proposto un referendum concordato come soluzione più sensata. Oggi la sua necessità è ancora più ovvia.
11) Non vogliamo che la Catalogna se ne vada dalla Spagna spinta dal PP, ma siamo democratici ed è il popolo catalano che deve decidere.
12) Catalane e catalani, non vi attacca la Spagna. Vi attacca un governo di corrotti e antipatriottici. Catalogna vogliamo un paese insieme a te.”
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